lunedì 19 luglio 2010

i libri che piacciono



Mi scrive Giorgio Linguaglossa:

Caro Stefano


ti volevo informare che ho ricevuto il tuo libro di critica e gli ho dato subito una rapida occhiata. Devo farti i miei complimenti per la quantità di spunti e di riflessioni di cui è ricco il tuo libro. Poi vedo che affronti la questione del «canone» partendo da Bloom: l'esegesi è interessante, il quadro di riferimento occidentale è giusto ma poi quando si tratta di entrare nel vivo della questione politica poetica di che cos'è il «canone» italiano e (e i suoi inventori) vedo che la tua brillante analisi glissa, non affronta i nodi della questione, tutta italiana, come si è costituita nella seconda metà del Novecento, e cioé: sperimentalismo di "Officina", neoavanguardia, Linea lombarda di Anceschi, post-sperimentalismo, Linea neoorfica e linea che io chiamerei «occulta», cioè quella la cui visibilità intenzionalmente è stata eclissata dal sistema Istituzione-poesia per ragioni ovvie di egemonia e di visibilità: quella che ho definito modernista (o tardo modernista) e che fa capo ad un ventaglio di autori che vanno dall'estrema sinistra: Franco Fortini fino alla destra (se vogliamo dir così) Ripellino, passando per De Palchi (che li precede) Helle Busacca, Salvatore Toma, il primo Dante Maffìa degli anni Settanta e, l'ultimo degli anni Dieci, e altri autori fino ai giorni nostri: Madonna, Marchesi, Giovanna Sicari, Giuseppe Pedota, Roberto Bertoldo etc. ... (tutti autori che vedo evidentemente non conosci o che non hai esaminato con la dovuta attenzione). Poi vedo che la tua magnanimità ti ha portato a prendere in considerazione la galassia dei nuovi autori (e questo è un punto a tuo vantaggio) senza però riuscire a dare una «tipizzazione» alla novità di questi autori (se novità di indirizzo c'è), paradossalmente sminuendone l'efficacia e la novità di proposta. (manca, devo dire, completamente, qualsiasi riferimento alla mia attività di critica demolitrice che ho fatto in questi ultimi venti anni: sono proprio così innominabile?) - Comunque, bando agli scherzi, il tuo è un ottimo lavoro che, però, ho l'impressione che abbia, intenzionalmente, evitato di affrontare i nodi e le questioni cruciali e vitali.

Un augurio di successo e un saluto.
 
***
 
la mia risposta:
 
caro Giorgio, ti ringrazio per la "sbirciata" al libro che hai dato.


Quando lo leggerai attentamente, sarà più evidente che non ho voluto ripercorre la storia del canone italiano (perché è nota) e nemmeno recuperare i dispersi, che sempre ci saranno. mi intressava evidenziare la necessità del canone, secondo differenti angolazioni che leggerai nel capitolo "canone e finitezza".

di Busacca, Toma e Marchesi ho parlato nel mio blog (prova a cercare nella lista di nomi sulla destra). Di Maffia ho letto la bellissima summa critica che è "poeti italiani verso il nuovo millennio" Di Bertoldo ho letto "nullismo".. Di Ripellino conosco abbastanza e certo lo considero un autore fondamentale del secondo novecento (talmente noto che ho preferito non parlarne). Di Giovanna Sicari ho letto in varie antologie (certo potevo dedicarle un capitolo nella sezione "femminile"). Di tuo ho ricevuto "paradiso", un libro che ho faticato a leggere per la letterarietà eccessiva (a cui non credo: vedi il mio ultimo libro, quanto scarno e antiletterario è, almeno alla prima lettura, al primo livello di comprensione). Certo la tua è una precisa linea poetica, che rispetto e che trovo in molti dei poeti che citi. Ciò attesta che in effetti il canone contemporaneo la dovrebbe contemplare. Ma, come ti ho detto, non volevo fare lo storico della letteratura, ma il filosofo e il critico che incontra i libri che più gli piacciono, senza dover rendere conto a nessuno. In fondo, sto dicendo quanto tu stesso sostieni: si leggano i libri e se ne parli con sincerità.

un caro abbraccio!

stefano

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