Il poeta? È un uomo libero
L’esperienza del poeta è unica e irripetibile, perché quando scriviamo ci esponiamo completamente, per quello che siamo». Così Stefano Guglielmin parlare del nuovo libro Senza riparo. Poesia e finitezza, presentato alla Ubik. Un lavoro di critica poetica, che propone un profondo e vario sguardo sulla poesia in Italia, adesso. «Guglielmin fa critica poetica con estremo amore, rispetto e coraggio, nel dire le cose come stanno - ha sottolineato Francesco Tomada nel presentarlo - ha la cultura necessaria per operare una valida sintesi del panorama nazionale». Guglielmin vive a Schio, è poeta, narrator, e cura uno dei blog di riferimento per la realtà poetica: http://golfedombre.blogspot.com/. «Il libro è nato da forti presupposti filosofici - spiega Guglielmin -; da sempre mi sono interrogato sul rapporto tra l’Io e la scrittura, e del suo rapporto ontologico con il linguaggio. Da venti anni mi interrogo sul senso dell’identità, in rapporto con il viaggio, e in particolare con la poesia». Domande di un percorso che nel tempo si è articolato, ricco di spunti e riflessioni, perché è ora che la “critica militante si confronti con la scrittura contemporanea”. Guglielmin ha fatto notare che, nel nostro presente, «il poeta si mette in gioco continuamente, e interessa il pubblico perché non ha più potere, non gestisce le parti del capitale, è libero e può veramente dire, raccontare. La sua è una lettura diretta, senza riparo». Questo messaggio e la sua forza arrivano al pubblico, al singolo, «se si coglie che il poeta è disarmato. Perché la sua poesia è staccata, in parte, da un io aggressivo. In questo nuovo rapporto fra poeta e pubblico si crea una significativa oscillazione dello stare insieme». Considerazioni e pensieri che nel lavoro di Guglielmin emergono con forza, nitidamente. «Il poeta per salvarsi dall’arroganza e dal rumore quotidiani, deve parlare sottovoce». Necessario quindi un confronto con il testo, che «rivela l’autore a se stesso, fra le pieghe delle parole scritte; testo che il critico deve attraversare, per aprire uno sguardo inaspettato.
Giovanni Fierro Uscito su "Il Piccolo" di Trieste, il 15 febbraio 2010

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