Scrive Francesco Marotta ne La dimora del tempo sospeso: "Tra un paio di settimane pubblicherò un altro estratto dal libro di Stefano, e vi allegherò una mia nota di lettura. Si tratta, in ogni caso, di un’opera importante dove si intrecciano il rigore etico e la dottrina dello scrittore e dello studioso, la passione per la scrittura e un’innata, inappagata tensione all’ascolto: fuori da ogni steccato di mandato, di scuola e di appartenenza, seguendo unicamente quella traccia fatta di ricerca e libertà interiore che è anche la matrice prima da cui scaturisce il suo lavoro poetico.
Leggendo e rileggendo questo libro, non posso non pensare a quanta volontaria cecità è nascosta nelle parole dei tanti che lamentano la mancanza di una critica “seria”, capace, “libera-mente”, di indicare linee e prospettive, supportata da un impianto teorico frutto di studio e applicazione, di attenzione e lavoro sui testi, non rabberciato o, nel migliore dei casi, dilettantistico…
E se provassero, almeno una volta, a guardare fuori dal “circoletto” di cui sbandierano il distintivo di appartenenza?"


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