martedì 3 novembre 2009

Manuel Cohen




Caro Stefano,


da che parte iniziare? Ultimamente, devo sempre partire dalle scuse: ti chiedo scusa per il lungo silenzio seguito all'arrivo del tuo libro, arrivo di cui non ti ho ancora ringraziato, e lo faccio ora.

Ti chiedo scusa perché in questo autunno sono pressato da una serie di scadenze e impegni pregressi, oltre che dal solito, settimanale tran-tran Roma-Bruxelles-Liegi... e i libri che arrivano si accumulano, e a volte non basta s'entusiasmo, specie se la lettura riguarda un lavoro ponderoso e poderoso come il tuo, e non la breve plaquette di versi.

Tu ed io sappiamo bene quanto una lettera sia inadeguata e insoddisfacente in rapporto e a confronto con il valore, sì, valore, del tuo lavoro critico. Ti faccio intanto i miei più cari e convinti complimenti: hai tracciato un campo le cui latitudini possono provocare invidia anche in chi non ne ha! E' il genere di ricognizione critica, per l'ampiezza di spettro o prospettiva, quella da te intrapresa, a cui anch'io aspirerei tanto! Senza riparo è un libro bellissimo. Lo è sin dal titolo. Secco, preciso, essenziale, onesto, affilato e raffinatissimo.

Sei un critico ottimo, ti avevo letto quà e là, in interventi su rivista o in apparizioni sul web, e ne avevo percepito la forza e il rigore. Ma leggere 'Senza riparo', non solo conferma alcune sensazioni, ma mi sorprende, riesci a sorprendermi molto nelle tue letture che sono a un tempo rigorose, fedeli, eppure estremamente imprevedibili. Sei in grado di sollecitare il lettore con riferimenti così belli, e con una complessità di lettura, di retroterra filosofico, quel continuo collante ricercato tra letteratura e ontologia.... ad esempio: quanto scrivi a proposito del gruppo di Anterem. E' straordinario, semplicemente. Trovo poi molto giusto (un tempo si sarebbe detto: nobile) che tu abbia dedicato uno studio così complesso al gruppo di Anterem: sappiamo entrambi quanto lavoro c'è, e quanto impegno nel redigere una rivista seria, che abbia un senso, che insegua un senso precipuo, e sappiamo che spesso tante fatiche sono accompagnate dal silenzio circostante.

La argomentazioni con cui affronti le questioni teoriche nella prima sezione, ma pure nella seconda correlativa, relativa al 'canone' sono, oltre che convincentì e da me condivise, oltremodo congrue. Hai la capacità di commisurarti consapevolmente e in piena autonomia con le grandissime questioni, e tutte le aporie relative alla scrittura.

Poi, la sezione delle Letture, anche, se vuoi, la più ghiotta, e la più adatta a soddisfare molte curiosità relative agli autori e alle loro scritture, conferma che spesso, gli autori oggetto di indagine non sono mai casuali, e rispondono a precise scelte di gusto, e a scelte di campo.

E' evidente, e, credimi, non è tanto per dire, che 'Senza riparo' è un lavoro destinato a divenire un punto di riferimento, di paradigma e di confronto, per chiunque con onestà intellettuale si occupi di poesia contemporanea, e per chiunque l'abbia in grande considerazione.

Caro Stefano, ci tenevo, per ora, a comunicarti tutto il mio sostegno, la condivisione, l'empatia. Verrà, è una promessa, pure un mio intervento scritto, che, va da sè, non potrà arrestarsi al grado della semplice secensione.

un caro, sodale saluto, tuo Manuel

0 commenti: