questo saggio continua la ricerca intrapresa con Scritti nomadi, ne approfondisce i temi declinati nel concetto di finitezza, verificandola rispetto alla poesia italiana contemporanea e alla questione del canone.
La prima sezione indaga la natura della poesia, la sua valenza conoscitiva, le ragioni che ne impediscono una definizione, analizzando alcune esperienze poetiche significative della contemporaneità e attraverso un dialogo ideale con l'amico Tiziano Salari, critico e poeta con il quale mi sono confrontato a lungo in questi anni.
La seconda sezione verifica la necessità del Canone, evidenziandone la relazione con la finitezza, con gli elementi istituzionali e con la società letteraria. Inoltre ho indagato l'originale lettura del canone occidentale offerta da Giampiero Marano e selezionato una rosa di autori italiani emergenti o non ancora del tutto riconosciuti, favorita dalla gestione del blog Blanc de ta nuque.
La terza sezione, infine, legge il presente della poesia italiana a partire dalla novità femminile e raccoglie gran parte di quanto ho pubblicato su rivista negli ultimi anni.
In generale, e salvo alcune brevi annotazioni rintracciabili nelle prime due sezioni,, ho volutamente tralasciato gli autori protagonisti del dibattito secondo-novecentesco, appunto per tracciare un'area di discussione pre-canonica, aperta al farsi e disfarsi della comunità interpretante e comunque ricca ugualmente di verità e di bellezza.
Fra i poeti di cui, per ragioni di tempo e di energie, non sono riuscito a scrivere, voglio ricordare Giuliano Mesa e Camillo Pennati, veri maestri discreti e non abbastanza studiati dalla critica contemporanea.

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